Stasera in tv il Pascoli che non ti hanno mai raccontato: Federico Cesari e Benedetta Porcaroli in un film che stravolge tutto quello che credevi di sapere

In sintesi

  • 🎬 Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • 📖 Un biopic italiano che racconta la vita e la poetica di Giovanni Pascoli da una prospettiva intima, politica e originale, seguendo il viaggio funebre del poeta e intrecciando memoria, dolore e poesia, con un cast d’eccezione e una regia poetica e moderna.

Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli, Giuseppe Piccioni, Federico Cesari, Benedetta Porcaroli e naturalmente Giovanni Pascoli: sono queste le entità che dominano la prima serata di oggi, martedì 13 gennaio 2026. Su Rai 1 arriva in prima tv un biopic italiano che prova a riscrivere l’immaginario su uno dei poeti più studiati (e spesso fraintesi) della nostra storia. Un appuntamento prezioso per chi ama il cinema d’autore, le atmosfere sospese e quel mix di storia, letteratura e sentimento tutto italiano.

Zvanì Giovanni Pascoli Rai 1 – Cosa vedere stasera: perché puntare su Zvanì – 1ª TV

Alle 21:30 su Rai 1 va in onda Zvanì, un film che si prende il rischio — raro nella tv generalista — di raccontare Pascoli da un punto di vista nuovo, intimo e anche sorprendentemente politico. Il titolo riprende il soprannome romagnolo dell’autore, e già questo dice molto sull’approccio registico di Giuseppe Piccioni: niente santini, niente pedanterie scolastiche, ma la volontà di scavare nella fragilità di un uomo la cui poesia continua a tenere legati generazioni diverse.

La storia si apre nel 1912: il corpo di Pascoli viaggia su un treno diretto da Bologna a Barga. Attorno a lui, le sorelle Mariù e Ida, il fratello Raffaele, autorità, studenti, persone comuni. Quel treno non è solo un mezzo: è un vero dispositivo narrativo in cui memoria, dolore e poesia si intrecciano. A guidarci è Mariù, interpretata da una intensa Benedetta Porcaroli, che rievoca l’infanzia spezzata, il trauma dell’omicidio del padre, la povertà, la passione politica anarchico-socialista, la rivalità con Carducci e il mito del “nido” familiare che tanta parte ha nella poetica pascoliana.

È qui che la pellicola trova la sua forza: il racconto scorre à rebours, tra ricordi, apparizioni, visioni quasi spiritiche. L’eco visiva del celebre Funeral Train di Paul Fusco si sente tutta, con quel viaggio funebre che diventa rito collettivo e allo stesso tempo immersione nell’inconscio del poeta.

Giuseppe Piccioni Federico Cesari Benedetta Porcaroli – Il cast che dà corpo (e anima) al mito di Pascoli

Federico Cesari sorprende con un Pascoli lontano dall’iconografia polverosa dei libri di scuola: giovane, sensibile ma anche battagliero, inquieto, capace di slanci politici e umani che spesso vengono ignorati. Il suo Zvanì non è solo il “fanciullino”, ma un uomo tormentato, a tratti ribelle, segnato da un dolore che non smette mai di bussare.

Accanto a lui troviamo una Porcaroli che si mette al servizio del personaggio con grazia, levità e una malinconia che evita il sentimentalismo. Liliana Bottone, nel ruolo di Ida, offre uno dei ritratti più moderni e credibili della figura femminile disallineata dal “nido”. E se le apparizioni brevi ma d’impatto di Margherita Buy e Riccardo Scamarcio aggiungono fascino, è la direzione di Giuseppe Piccioni a rendere il progetto coerente: uno sguardo poetico ma mai stucchevole, rispettoso ma non museale.

  • Federico Cesari interpreta un Pascoli autentico e complesso
  • Benedetta Porcaroli porta profondità al personaggio di Mariù

Un Pascoli politico e ribelle, spesso ignorato, emerge con forza in molti momenti del film. Il viaggio in treno diventa un vero e proprio viaggio nella memoria collettiva italiana, un percorso che unisce biografia individuale e identità nazionale.

Piccioni sceglie un registro misurato, fatto di atmosfere sospese e di sguardi che diventano lettere, memorie, versi. Alcune sequenze sembrano emergere direttamente dalle pagine dei manuali di letteratura decadente, ma con una vibrazione cinematografica inedita.

Un biopic diverso: più poetico che didascalico

Tra gli elementi più nerd da notare c’è l’uso narrativo della poesia come spazio di dialogo con i defunti: Piccioni e lo sceneggiatore Sandro Petraglia inseriscono momenti in cui Pascoli “vede” chi non c’è più, quasi a ribadire quanto il tema della perdita sia la lente con cui leggere tutta la sua opera. Non è un film che cerca il ritmo incalzante né il colpo di scena, ed è proprio in questo che sta la sua originalità.

La critica si è divisa: da un lato chi apprezza l’accuratezza storica, i costumi impeccabili e la sensibilità con cui il film restituisce l’uomo dietro il poeta; dall’altro chi avrebbe voluto più audacia o un racconto meno rarefatto. Ma è difficile negare che Zvanì rappresenti il tentativo più interessante degli ultimi anni di restituire Pascoli al grande pubblico, mostrando quanto fosse anticonformista, contraddittorio, persino rivoluzionario nei suoi anni giovanili.

Per gli amanti della letteratura, del cinema italiano d’autore e dei biopic che non si accontentano, è un appuntamento imperdibile. Per tutti gli altri, è l’occasione perfetta per scoprire un Pascoli nuovo, meno “programma scolastico” e più essere umano, con tutte le sue fragilità. E questa sera, in tv, non poteva esserci scelta più particolare e affascinante.

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Il tuo Pascoli scolastico era più fanciullino o poeta ribelle?
Solo fanciullino malinconico
Poeta anarchico e politico
Non lo ricordo proprio
Un mix confuso dei due
Mai studiato seriamente
“`

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