Quando i figli raggiungono l’età adulta, molti genitori si trovano davanti a una realtà inaspettata: ragazzi e ragazze che dovrebbero spiccare il volo sembrano invece paralizzati di fronte alle scelte. Non si tratta di pigrizia o disinteresse, ma di una vera e propria incapacità di fidarsi del proprio giudizio. Questo fenomeno, sempre più diffuso nelle generazioni nate tra gli anni ’90 e i primi 2000, rappresenta una sfida educativa complessa che richiede ai genitori di ripensare profondamente il proprio ruolo.
Le radici invisibili dell’insicurezza decisionale
La difficoltà nel prendere decisioni autonome raramente nasce nell’età adulta. Gli psicologi dello sviluppo evidenziano come questa fragilità affonda le radici in dinamiche familiari costruite negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, con stili genitoriali che influenzano il benessere emotivo e la resilienza. Paradossalmente, molti giovani adulti insicuri provengono da famiglie attente e premurose, dove i genitori hanno creduto di proteggere i figli anticipando i problemi, risolvendo ogni difficoltà o, al contrario, pretendendo prestazioni eccellenti senza concedere il diritto all’errore.
Questo stile genitoriale, definito iperprotettivo o ipercontrollante, ha privato i giovani della possibilità di sperimentare il fallimento in contesti sicuri, impedendo loro di sviluppare quella resilienza emotiva fondamentale per affrontare l’incertezza del mondo lavorativo e relazionale. Secondo la teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan, il mancato sostegno ai bisogni psicologici fondamentali di autonomia, competenza e relazioni genera stress familiare e riduce l’autoefficacia nei figli.
Quando la paura di sbagliare blocca il futuro
Un giovane adulto che non si fida delle proprie capacità mostra segnali precisi: rimanda continuamente le scelte professionali, cambia frequentemente direzione senza mai approfondire un percorso, oppure si affida completamente al giudizio altrui anche per decisioni personali. Nelle relazioni sentimentali, questa insicurezza si manifesta con la difficoltà a impegnarsi o con la scelta di partner che riproducono dinamiche di dipendenza.
Il timore di deludere le aspettative genitoriali gioca un ruolo centrale. Molti giovani adulti vivono con l’ansia di non essere all’altezza di un modello idealizzato, preferendo l’immobilismo al rischio di confermare i propri timori di inadeguatezza. Questo blocco emotivo può durare anni, compromettendo opportunità lavorative e relazionali preziose.
Cosa possono fare i genitori: strategie concrete di accompagnamento
Riconoscere il proprio contributo senza sensi di colpa
Il primo passo richiede onestà e coraggio. Interrogarsi sul proprio stile educativo passato non significa auto-flagellarsi, ma acquisire consapevolezza. Avete sempre risolto i problemi al posto loro? Avete espresso disapprovazione ogni volta che sceglievano diversamente da come avreste fatto voi? Questa riflessione permette di identificare i pattern da modificare nel presente.
Trasformare il dialogo: dalle soluzioni alle domande
Quando vostro figlio vi sottopone un dilemma lavorativo o relazionale, resistete all’impulso di offrire la soluzione pronta. La pedagogia dell’autonomia insegna che crescere significa imparare a formulare le proprie risposte. Invece di dire “dovresti fare così”, provate con domande aperte che stimolino la riflessione:
- Quali opzioni hai considerato?
- Cosa temi di ogni possibilità?
- Quale scenario ti fa sentire più vivo, anche se spaventato?
Questo approccio maieutico aiuta i giovani adulti a riconnettersi con la propria bussola interiore, spesso soffocata da anni di indicazioni esterne. Non si tratta di lasciarli soli, ma di accompagnarli verso le proprie risposte anziché imporre le vostre.

Legittimare l’errore come strumento di crescita
Condividete i vostri fallimenti, quelli veri, senza edulcorarli con il lieto fine garantito. Raccontate come avete gestito la delusione, cosa avete imparato, quali opportunità impreviste sono nate dagli sbagli. I giovani adulti hanno bisogno di capire che l’errore non è la fine della storia, ma un capitolo inevitabile di qualsiasi percorso significativo. Gli errori fanno parte dell’apprendimento e promuovono resilienza, competenze che si acquisiscono solo attraverso l’esperienza diretta.
Stabilire confini sani nella relazione adulto-adulto
Questo è forse l’aspetto più delicato. Mantenere vostro figlio in una posizione di dipendenza economica o emotiva oltre il necessario rinforza la sua insicurezza. Secondo la psicologia sistemico-relazionale, è fondamentale rinegoziare i termini della relazione quando i figli entrano nell’età adulta, con un coinvolgimento genitoriale orientato all’autonomia. Questo non significa abbandonarli, ma ridefinire il sostegno: meno interventi diretti, più presenza emotiva; meno giudizi, più ascolto attivo.
Il ruolo dei nonni: alleati preziosi o rinforzo dell’insicurezza
I nonni possono rappresentare una risorsa straordinaria in questo processo. La loro distanza emotiva rispetto alle dinamiche genitori-figli permette spesso di offrire una prospettiva più serena e meno ansiogena. Un nonno che racconta le proprie esperienze lavorative, con gli alti e bassi, normalizza l’imperfezione e la non-linearità dei percorsi di vita.
Tuttavia, quando i nonni si alleano con i genitori nel perpetuare l’iperprotezione o nel criticare costantemente le scelte del nipote, contribuiscono ad aggravare il problema. La coerenza educativa intergenerazionale richiede dialogo e accordo sugli obiettivi: favorire l’autonomia, non la dipendenza.
Accompagnare senza sostituirsi: l’arte del passo indietro
La neuroscienza ci insegna che il cervello continua a svilupparsi fino ai 25-30 anni, in particolare nelle aree responsabili del decision-making e della regolazione emotiva. Questo significa che i giovani adulti stanno ancora costruendo biologicamente le competenze che gli chiedete di dimostrare. La pazienza diventa quindi non solo una virtù, ma una necessità.
Accompagnare un figlio adulto insicuro significa accettare i suoi tempi senza proiettare le proprie ansie. Significa celebrare i piccoli passi verso l’autonomia, anche quando ci sembrano tardivi o insufficienti. Significa, soprattutto, trasmettere una fiducia incrollabile nelle sue capacità, anche quando lui stesso non riesce ancora a vederle.
La sfida più grande per un genitore è forse quella di trattenere il proprio bisogno di controllo, riconoscendo che il percorso di vita dei figli non può e non deve replicare il proprio. Ogni generazione affronta contesti sociali ed economici diversi, e ciò che ha funzionato per voi potrebbe non essere la risposta giusta per loro. Offrite strumenti, non mappe preconfezionate. Il vero regalo che potete fare a un figlio adulto insicuro è la libertà di sbagliare sotto la rete di sicurezza del vostro amore incondizionato, senza giudizio ma con presenza costante.
Indice dei contenuti
