Quando un bambino esplode in un pianto dirompente o si lascia sopraffare da una crisi di rabbia, anche il nonno più amorevole può sentirsi spiazzato. Le lacrime che sembrano non avere fine, le urla che riempiono la stanza, quel corpicino scosso da emozioni troppo grandi da contenere: sono situazioni che mettono alla prova chiunque, ma per i nonni rappresentano spesso una sfida particolarmente delicata. Non si tratta di mancanza d’amore o di esperienza, ma di un cambiamento generazionale profondo nel modo di interpretare e gestire le emozioni infantili.
Perché le crisi emotive dei nipoti sembrano così diverse
I nonni di oggi hanno cresciuto i propri figli in un’epoca in cui le manifestazioni emotive venivano spesso contenute, se non addirittura represse. Frasi come “i maschietti non piangono” o “smettila subito di fare i capricci” erano la norma educativa. Oggi la psicologia evolutiva ha ribaltato completamente questa prospettiva: sappiamo che le crisi emotive dei bambini non sono capricci manipolatori, ma autentiche tempeste emotive legate a una limitata capacità di flessibilità , adattabilità e tolleranza alla frustrazione.
Quando un bambino sotto i sei anni si lascia travolgere da un’emozione intensa, la sua corteccia prefrontale è offline, letteralmente non funziona. La parte del cervello responsabile dell’autocontrollo è temporaneamente inaccessibile. In quel momento non può ragionare, non può calmarsi da solo, non può rispondere a logiche o minacce. Ha bisogno di un adulto che funga da regolatore emotivo esterno, un concetto che può risultare astratto per chi non è stato educato in questa direzione.
L’inadeguatezza del nonno: un sentimento normale ma superabile
Sentirsi inadeguati di fronte alle crisi dei nipoti non significa essere cattivi nonni. Al contrario, questo sentimento nasce proprio dalla consapevolezza di voler fare bene, dal desiderio profondo di essere un punto di riferimento positivo. Molti nonni temono di sbagliare, di peggiorare la situazione, o semplicemente non riconoscono più i codici comunicativi delle nuove generazioni di bambini, cresciuti con una maggiore libertà espressiva.
La sensazione di impotenza aumenta quando i tentativi istintivi non funzionano. Distrarre, minimizzare, alzare la voce per ottenere controllo: queste strategie non solo non danno risultati, ma sembrano intensificare la crisi. È importante comprendere che questo accade perché quelle tecniche, pur nate da buone intenzioni, non rispondono al reale bisogno del bambino in quel momento: essere visto, accolto e contenuto nella sua emozione.
Strategie concrete per accompagnare la tempesta emotiva
La presenza fisica calma
Il primo strumento a disposizione del nonno è la propria presenza fisica regolata. I bambini assorbono lo stato emotivo degli adulti attraverso i neuroni specchio: se il nonno respira profondamente, abbassa il tono di voce e rallenta i movimenti, il sistema nervoso del bambino riceve un messaggio di sicurezza. Non serve dire nulla, non servono mille parole: basta esserci, magari sedendosi alla sua altezza, mantenendo una distanza rispettosa se il bambino si ritrae, ma restando disponibili.
Nominare l’emozione senza giudicarla
Una tecnica potentissima è la validazione emotiva. Invece di dire “non c’è motivo di piangere” o “stai esagerando”, il nonno può semplicemente nominare ciò che vede: “Vedo che sei molto arrabbiato”, “Ti sei spaventato tanto”, “Sembra che qualcosa ti abbia fatto davvero male”. Questa semplice operazione linguistica ha un effetto quasi magico: il bambino si sente compreso e, sentendosi compreso, inizia naturalmente a calmarsi.
Offrire contenimento fisico quando richiesto
Alcuni bambini durante le crisi cercano il contatto fisico, altri lo rifiutano. Il nonno può offrire un abbraccio dicendo: “Vuoi che ti tenga un po’?”, rispettando sempre un eventuale rifiuto. Per i bambini che accettano, l’abbraccio fermo ma gentile funziona come un contenitore sicuro per emozioni troppo grandi. Non è coccolare un capriccio, è fornire co-regolazione emotiva.

Creare un vocabolario emotivo condiviso
Nei momenti di calma, nonni e nipoti possono costruire insieme strumenti per le future tempeste. Leggere libri illustrati sulle emozioni, creare un termometro delle emozioni con disegni colorati, inventare personaggi fantastici che rappresentano rabbia, tristezza o paura: queste attività ludiche creano un linguaggio comune che risulterà prezioso durante le crisi vere.
Un nonno che conosce il “mostro della rabbia rossa” di cui parla il nipote avrà uno strumento comunicativo potentissimo quando quella rabbia esploderà davvero. Potrà dire: “È arrivato il mostro rosso, vero? È proprio grosso oggi. Respiriamo insieme per farlo diventare più piccolo”. Questo approccio trasforma l’emozione da nemico spaventoso a fenomeno gestibile, quasi un gioco da affrontare insieme.
Quando chiedere supporto ai genitori
La comunicazione aperta con i genitori dei nipoti è fondamentale. Ogni famiglia sviluppa proprie strategie e rituali per gestire le crisi emotive, e conoscerli permette continuità educativa. Un nonno può chiedere senza imbarazzo: “Come fate di solito quando succede?”, “Cosa funziona meglio con lui?”. Questo non è ammettere sconfitta, ma dimostrare intelligenza relazionale e rispetto per il percorso educativo che i genitori stanno costruendo.
Allo stesso modo, condividere con i genitori le proprie difficoltà apre spazio a soluzioni creative. Magari i genitori non si erano resi conto della fatica del nonno, o magari insieme si può trovare una strategia specifica per il tempo trascorso con i nonni, creando rituali rassicuranti che prevengano alcune crisi.
Il valore insostituibile della pazienza generazionale
I nonni possiedono un tesoro che spesso sottovalutano: il tempo lungo della vita. Hanno visto crescere i propri figli, hanno attraversato stagioni diverse, sanno che tutto passa e si trasforma. Questa saggezza temporale, se applicata alle crisi emotive dei nipoti, diventa risorsa preziosa. Mentre i genitori sono spesso nell’urgenza quotidiana, il nonno può permettersi quella lentezza accogliente che dice al bambino: “Non ho fretta, la tua emozione può prendere tutto lo spazio necessario”.
Questa qualità di presenza non richiede tecniche sofisticate o competenze psicologiche: richiede semplicemente di fidarsi del fatto che l’emozione, per quanto intensa, passerà , e che il legame con il nipote non si spezza per una crisi ma anzi si rafforza quando il bambino sperimenta di poter essere accolto anche nei suoi momenti più difficili. I nipoti ricorderanno per sempre quel nonno che non aveva paura delle loro lacrime, che restava lì anche quando tutto sembrava crollare, che con la sua sola presenza diceva: “Sei al sicuro, anche quando non ti senti tale”.
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