Quando i nipoti crescono e diventano giovani adulti, molte nonne si trovano ad affrontare un cambiamento relazionale profondo e spesso doloroso. Quegli stessi bambini che correvano ad abbracciarle appena varcavano la soglia di casa ora sembrano distanti, sempre di corsa, presenti fisicamente ma assenti emotivamente. Gli incontri si riducono a visite lampo, conversazioni monosillabiche e un’intimità che sembra essersi dissolta nel tempo. Questa trasformazione, seppur naturale, può generare nella nonna un senso di esclusione e inutilità che merita di essere compreso e affrontato con strategie concrete.
Comprendere la distanza senza giudicarla
La prima consapevolezza necessaria riguarda la natura evolutiva di questa fase. I giovani adulti, indicativamente tra i 18 e i 30 anni, attraversano quello che gli psicologi dello sviluppo definiscono età adulta emergente, un periodo di esplorazione identitaria intensissima. Il loro cervello sta completando la maturazione delle aree prefrontali responsabili della pianificazione e dell’empatia sociale, mentre contemporaneamente devono costruire carriera, relazioni sentimentali e autonomia personale.
Questa tempesta evolutiva non rappresenta un rifiuto personale verso la nonna, ma un necessario spostamento del baricentro affettivo. Riconoscere questo meccanismo permette di evitare il vittimismo e la colpevolizzazione, due atteggiamenti che paradossalmente allontanano ulteriormente i nipoti. La distanza emotiva che si percepisce non è altro che il processo naturale di individuazione che ogni giovane deve attraversare per diventare adulto.
Ridefinire il proprio ruolo senza nostalgia paralizzante
Il rimpianto per i pomeriggi trascorsi insieme durante l’infanzia dei nipoti può trasformarsi in una prigione emotiva. La nonna che continua a proporre le stesse attività di un tempo rischia di cristallizzare la relazione in una dimensione infantilizzante che il giovane adulto rifiuta istintivamente. I biscotti fatti in casa e le domande sulla scuola appartengono a un’altra stagione della vita.
La sfida consiste nel reinventare la propria presenza. Gli studi evidenziano come i rapporti intergenerazionali più soddisfacenti nell’età adulta siano quelli in cui l’anziano viene percepito come mentore di vita piuttosto che come custode del passato, favorendo scambi educativi liberi e non conflittuali con i genitori. Si tratta di passare dal ruolo di “nonna che accudisce” a quello di “persona saggia che accompagna”.
Strategie pratiche per questa trasformazione
- Abbandonare le aspettative numeriche sulle visite e concentrarsi sulla qualità degli scambi
- Proporre attività adulte condivise: una mostra, un concerto, un corso di cucina etnica, un’escursione
- Mostrare interesse genuino per il mondo del nipote senza fingere di comprenderlo completamente
- Condividere proprie vulnerabilità attuali, non solo ricordi del passato
La comunicazione che crea ponti invece di muri
Molte nonne comunicano inconsapevolmente la propria delusione attraverso lamentele, confronti con altri nipoti più presenti, o frasi passive-aggressive del tipo “non disturbarti se sei troppo impegnato”. Questo linguaggio genera senso di colpa nel giovane adulto, che tenderà ad evitare ancora di più gli incontri per sfuggire a quel disagio. È un circolo vizioso che si autoalimenta.
La comunicazione efficace in questa fase richiede un equilibrio delicato tra espressione autentica dei propri bisogni e rispetto dell’autonomia altrui. Invece di dire “non mi cerchi mai”, risulta più costruttivo comunicare “mi piacerebbe conoscerti come persona adulta, scoprire cosa ti appassiona ora”. Il cambio di prospettiva è sottile ma potente: non si chiede tempo per riempire un vuoto, ma si offre curiosità genuina per costruire qualcosa di nuovo.

Il potere delle micro-connessioni
Le ricerche sulla qualità delle relazioni intergenerazionali mostrano che i legami tra nonni e nipoti adulti si mantengono vitali attraverso contatti frequenti e non conflittuali, influenzati positivamente dalla qualità dei rapporti pregressi tra genitori e nonni. Un messaggio vocale che commenta qualcosa di specifico relativo agli interessi del nipote, la condivisione di un articolo pertinente, una foto significativa: questi piccoli gesti dimostrano attenzione autentica e creano un filo narrativo continuo.
Questa modalità rispetta i ritmi frenetici della vita giovanile contemporanea senza rinunciare alla presenza affettiva. La nonna diventa una voce costante ma non invadente, un punto di riferimento accessibile che non pretende risposte immediate ma mantiene vivo il dialogo.
Riconoscere i limiti e cercare supporto
Esistono situazioni in cui la superficialità degli incontri deriva da dinamiche familiari più complesse: conflitti irrisolti tra genitori e nonni che coinvolgono i nipoti, differenze valoriali profonde, o semplicemente incompatibilità caratteriali che l’età adulta rende più evidenti. Il rapporto con il nipote dipende infatti dalla qualità del rapporto tra genitori e nonni, un aspetto che influenza profondamente la possibilità di costruire una relazione adulta soddisfacente.
In questi casi, aspettarsi una vicinanza che non può esistere genera sofferenza inutile. Alcune nonne trovano giovamento nel confronto con gruppi di supporto per anziani, dove condividere queste esperienze riduce il senso di isolamento. Un percorso terapeutico breve può aiutare ad elaborare il lutto per la relazione idealizzata e ad accettare quella realmente possibile, senza per questo rinunciare alla speranza di miglioramento futuro.
Investire in significato oltre la presenza fisica
Le nonne più serene rispetto a questa fase sono spesso quelle che hanno costruito un’identità ricca anche al di fuori del ruolo familiare. Volontariato, hobby, amicizie, apprendimento continuo: questi elementi non rappresentano un ripiego, ma la base di una vita piena che rende gli incontri con i nipoti meno carichi di aspettative compensatorie.
Paradossalmente, quando la nonna smette di attendere disperatamente la visita del nipote per sentirsi viva, quegli incontri diventano più leggeri e autentici. Il giovane adulto percepisce di trovarsi di fronte a una persona con una propria vita interessante, non a qualcuno che vive attraverso di lui. Questa autonomia emotiva è magnetica: attrae invece di respingere.
La saggezza intergenerazionale consiste nel riconoscere che l’amore si manifesta in forme diverse nelle varie stagioni della vita. Il legame profondo non richiede necessariamente visite lunghe e frequenti, ma la certezza reciproca di essere importanti l’uno per l’altra. Questa certezza si costruisce con pazienza, rispetto dei reciproci bisogni e la volontà di reinventare continuamente le modalità di stare insieme. A volte basta sapere che, quando servirà davvero, quella persona ci sarà.
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